https://pianob.unibo.it/issue/feed piano b. Arti e culture visive 2021-01-28T00:00:00+01:00 staff piano b rivista.pianob@unibo.it Open Journal Systems <strong>piano b – ISSN 2531-9876</strong> è una rivista digitale peer reviewed, edita dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Nata dall’incontro di docenti di varie università italiane, intende dare maggiore visibilità alle riflessioni critiche sui linguaggi delle arti del presente, creando spazi di dialogo e di scrittura intorno ai temi più dibattuti a livello scientifico e accademico, con un respiro ampio e uno sguardo lontano. https://pianob.unibo.it/article/view/12281 Scritture di immagini. Arti verbovisuali, dal secondo Novecento a oggi | Avanguardia, neoavanguardia, comunicazione di massa 2021-01-18T18:10:50+01:00 Alessandra Acocella alessandra.acocella@gmail.com Maria Elena Minuto mariaelena.minuto@kuleuven.be Giorgio Zanchetti giorgio.zanchetti@unimi.it 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2021 Alessandra Acocella, Maria Elena Minuto, Giorgio Zanchetti https://pianob.unibo.it/article/view/12233 «Moi, je reste, en 1960, fiérement surréaliste». E.L.T. Mesens: dalla ricerca dada-surrealista alle sperimentazioni verbovisuali degli anni Sessanta 2021-01-15T22:51:20+01:00 Caterina Caputo caputo.caterina@gmail.com <p>Edouard Léon Théodore Mesens (Bruxelles, 1903-1971) fu uno degli artisti più poliedrici della scena culturale belga: durante la sua lunga carriera fu musicista, collagista, poeta e scrittore, oltre che gallerista, collezionista e mercante, costantemente coinvolto nelle vendite e negli acquisti di opere d’arte degli artisti più progressisti dell’avanguardia belga e internazionale. Dopo aver aderito al movimento dadaista dal 1926 fu attivo nella frangia surrealista, e presto elesse il collage come medium prediletto della sua produzione, finalizzata, fin dagli esordi, a sovvertire i canoni visivi e linguistici vigenti in nome di un moderno paradigma dello statuto artistico. Tale approccio restò un tratto distintivo dell’intero operato di Mesens, anche quando, dopo un lungo periodo di pausa, all’indomani della Biennale veneziana del 1954 decise di riprendere l’attività di collagista, trovando in Italia un fertile contesto ricettivo alle sue ultime sperimentazioni. Attraverso l'analisi di testi visivi e materiali d'archivio per massima parte inediti, il presente articolo intende analizzare l’attività artistica di Mesens e gettare nuova luce sul corpus di collages del secondo dopoguerra, quando sotto l’egida di una rinnovata spinta creativa l’artista si misurò con le nascenti sperimentazioni linguistiche sorte in Europa all’indomani del secondo conflitto bellico.</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2021 Caterina Caputo https://pianob.unibo.it/article/view/12240 Stelio Maria Martini, ‘Schemi’, and the Po(i)etics of Collage 2021-01-16T00:18:47+01:00 Dalila Colucci dcolucci@fas.harvard.edu <p>Il saggio affronta la trasgressiva poetica del collage praticata dal poeta visuale Stelio Maria Martini nel suo capolavoro <em>Schemi</em> (1962), uno dei libri d’artista più complessi del XX secolo: un catalogo di tecniche compositive per un’arte totale, realizzato attraverso la manipolazione estetica dei più svariati materiali attraverso una grande molteplicità di media (ritagli di giornale, disegni, foto, detriti culturali). Una lettura inedita e approfondita di <em>Schemi</em> dimostrerà come il collage sia per Martini molto più di una giustapposizione sperimentale di significanti (come era invece per gli artisti dell’Avanguardia storica), o una sovversione politica di slogan pubblicitari (come accade in altri poeti visivi del suo tempo). Esso è invece la base necessaria di una poesia futuribile: un gesto poietico (da <em>poiéo</em> = fare), in cui parole, immagini e materia tratte dall’immaginario collettivo della società contemporanea si combinano per recuperare deboli schemi di una sensibilità umana che vi resterebbe altrimenti del tutto alienata. L’analisi porterà alla luce alcuni capisaldi di questa originale po(i)etica del collage, in grado di ridefinire la poesia stessa come mezzo d’espressione: la sostituzione della logica deduttivo-lineare con una circolare, che accetta le contraddizioni come consustanziali alla vita e all’arte; il radicale sovvertimento dei concetti di Tempo e Storia; la trasformazione dei valori e degli usi della scrittura, insieme alla fondamentale distinzione tra <em>senso</em> e <em>significato</em>; l’importanza di una visione cosmica quale accesso privilegiato alla realtà.</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2020 Dalila Colucci https://pianob.unibo.it/article/view/12241 “Neurosentimental” di Stelio Maria Martini: un simulacro del nostro tempo 2021-01-16T00:46:31+01:00 Davide Colombo davide.colombo1@unimi.it <p>Dopo l’esperienza di <em>Schemi</em>, nel 1963 – anno del Gruppo 70 e del Gruppo 63 – Stelio Maria Martini realizza <em>Neurosentimental</em>, unanimemente considerato lavoro seminale nell’ambito delle ricerche verbovisuali degli anni Sessanta, date dall’interazione di cultura e forma letteraria e visuale. Per definire questo libro, la critica ha parlato di fotopoema, di fiction, di romanzo visivo; ha avanzato riferimenti alla cultura massmediatica, al fotoromanzo, al fumetto, al cinema. Tuttavia, proprio per meglio evidenziarne il carattere visivo, ci si propone di tornare a guardare e a riflettere sulla tecnica impiegata da Martini, il collage. Si propone di tornare ai fondamenti visuali, formali, compositivi e strutturali del collage per sottolineare come la sua natura compositiva e organizzatrice contribuisca a determinare e a costruire il senso interno e di interrelazione tra immagine e parola e come l’azione di “impaginazione/montaggio” sia lo strumento attivo che rende possibile lo sviluppo di un romanzo per immagini e parole come <em>Neurosentimental</em>. Attraverso un’attenta analisi di modelli e fonti visive e letterarie per l’elaborazione di <em>Neurosentimental</em>, il saggio si propone di esplicitare la complessità teorica e pratica costruita da Martini a livello contenutistico, formale e metodologico.</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2020 Davide Colombo https://pianob.unibo.it/article/view/12275 L’avanguardia presa in parola. Caruso, Martini e il riscatto futurista della materia 2021-01-17T19:40:06+01:00 Pasquale Fameli pasquale.fameli@unibo.it <p>A causa delle sue implicazioni con il Fascismo, il Futurismo ha conosciuto una lunga sfortuna critica, riguadagnando lentamente terreno solo a partire dalla fine degli anni Cinquanta. A Luciano Caruso, inizialmente affiancato da Stelio Maria Martini, si devono contributi fondamentali per questa rivalutazione lungo un’intensa attività ultraventennale. Il suo profuso impegno ha infatti permesso di leggere e conoscere moltissimi testi teorici e poetici della prima avanguardia italiana rimasti a lungo ignorati e di comprendere o ripensare alcuni dei suoi snodi più critici. Al riscatto del Futurismo dalle sue connotazioni fasciste Caruso ha peraltro associato una rivalutazione del paroliberismo non solo dal punto di vista storico-critico ma anche da quello estetico-filosofico: il poeta, infatti, riconosce al paroliberismo futurista il merito di avere cercato di risanare la frattura troppo netta verificatasi nel corso dei secoli tra “le parole e le cose” reimmettendo nel circuito del linguaggio le forze espansive della materia. Il contributo intende ripercorrere i principali snodi di questa riabilitazione critica ponendo la riflessione di Caruso e Martini sul rapporto tra scrittura e materia in seno all’orizzonte estetico ed epistemologico tracciato da Jean-François Lyotard (<em>Discorso, figura</em>, 1971) teso alla rivalsa del sensibile sul secolare paradigma logocentrico occidentale.</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2020 Pasquale Fameli https://pianob.unibo.it/article/view/12276 “Schrift und Bild”: fonti e prospettive della verbovisualità in una mostra dimenticata degli anni Sessanta 2021-01-17T20:13:55+01:00 Marco Rinaldi marco.rinaldi1960@gmail.com <p>Nel 1963 viene allestita allo Stedelijk Museum di Amsterdam e alla Staatlichen Kunsthalle di Baden-Baden una mostra dal significativo titolo <em>Schrift und Bild</em>. Concepita da Dietrich Mahlow, direttore della Kunsthalle, l’esposizione si propone come una vasta rassegna intorno all’intimo legame tra due piani comunicativi ed espressivi, scrittura e immagine, considerati spesso dal pensiero occidentale come mondi separati e paralleli. Se a Mallarmé è riconosciuta l'invenzione del primo «poema-oggetto», centrale appare la figura di Klee. La mostra, in un percorso non lineare, passa in rassegna le fonti antiche, la miniatura medioevale, il libro a stampa cinque-seicentesco, la calligrafia orientale e islamica, le composizioni cubiste, futuriste e costruttiviste, i testi di Apollinaire e Schwitters, il Lettrismo, la poesia concreta e l'Informale segnico, approdando a una variegata costellazione di artisti contemporanei che ricorrono frequentemente alla contaminazione e combinazione di parola e immagine. Fra nomi storici, calligrafi arabi e giapponesi e oltre un centinaio di artisti nati fra gli anni Dieci e Trenta, la mostra si presenta davvero imponente: soprattutto si colloca come uno dei primi tentativi di messa a punto e storicizzazione di una ricerca artistica verbovisuale, che proprio nei primi anni Sessanta sta conoscendo una felice stagione.</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2020 Marco Rinaldi https://pianob.unibo.it/article/view/12277 La “funzione-Baruchello” nella poesia della Neoavanguardia: il problema delle scritture, tra sintassi disegnativa e statuto del personaggio 2021-01-17T21:37:40+01:00 Chiara Portesine chiara.portesine@sns.it <p>Il contributo si propone di esaminare il rapporto tra Gianfranco Baruchello e il Gruppo 63, concentrandosi in modo particolare sul dibattito interdisciplinare che occupò la scena culturale italiana della Neoavanguardia (dagli anni Sessanta agli anni Settanta). In questo saggio, verrà approfondita la correlazione tra i lavori di Baruchello e la letteratura. In primo luogo, si renderà conto di una serie di collaborazioni con i poeti Nanni Balestrini e Edoardo Sanguineti – per esempio, <em>T.A.T. </em>(1968), <em>Inchiesta </em>(1975) e <em>Dix villes </em>(1978). In secondo luogo, il discorso si concentrerà sul problema della scrittura stessa – da un lato, analizzando le parole, i sintagmi e gli slogan che Baruchello trasferisce dai libri ai disegni, in secondo luogo analizzando i ‘romanzi’ e i testi narrativi, come <em>Navigazione in solitario </em>(1976) e <em>Sentito vivere </em>(1978).</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2021 Chiara Portesine https://pianob.unibo.it/article/view/12278 Le livre d’artiste saisi par la bande dessinée. Entrecroisements, détournements 2021-01-17T22:07:50+01:00 Livio Belloï livio.belloi@ulg.ac.be Michel Delville mdelville@uliege.be <p><em>A Humument</em> (1966-2016), l’œuvre magistrale de Tom Phillips, est un livre d’artiste qui émarge, en son principe, à la catégorie du found text. L’ouvrage procède en effet à une reprise et à un détournement, page après page, d’un roman victorien intitulé <em>A Human Document</em>, publié en 1892 par un certain William H. Mallock. Chaque page de <em>A Humument</em> se présente comme un complexe verbo-iconique où entrent en interaction, dans des configurations souvent très élaborées, les mots isolés par Phillips et les éléments visuels divers dont il recouvre le texte-source. Les constellations hybrides patiemment développées par Phillips procèdent, en règle générale, d’un très large brassage intertextuel. S’y trouvent convoqués tour à tour les arts institués (littérature, peinture, musique, etc.), mais aussi les arts considérés comme mineurs, dont la bande dessinée. Notre essai se donne pour visée d’étudier au plus près la réappropriation à laquelle Phillips se livre quant aux codes propres à la bande dessinée, qu’il mobilise tantôt sur un mode parodique, tantôt sur un mode plus poétique. Notre réflexion se focalisera de la sorte sur les hybridations formelles que Phillips opère sur plusieurs pages de son ouvrage ; elle nous donnera également l’occasion de nous interroger quant aux relations, forcément problématiques, qui unissent potentiellement, au double registre du verbal et de l’iconique, avant-garde et bande dessinée.</p> 2021-01-28T00:00:00+01:00 Copyright (c) 2020 Livio Belloï, Michel Delville