piano b. Arti e culture visive https://pianob.unibo.it/ <strong>piano b – ISSN 2531-9876</strong> è una rivista digitale peer reviewed, edita dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Nata dall’incontro di docenti di varie università italiane, intende dare maggiore visibilità alle riflessioni critiche sui linguaggi delle arti del presente, creando spazi di dialogo e di scrittura intorno ai temi più dibattuti a livello scientifico e accademico, con un respiro ampio e uno sguardo lontano. Dipartimento delle Arti, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna it-IT piano b. Arti e culture visive 2531-9876 <div><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" rel="license"><img src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc-sa/3.0/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a></div><p>La rivista è rilasciata sotto una licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" rel="license">Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/legalcode">licenza completa</a>). <br /> Vedere anche la nostra <a href="/about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> The Otterlo Circles by Aldo van Eyck. Collage as condensed theory https://pianob.unibo.it/article/view/10527 <p class="CorpoA">In 1959, on the occasion of the last CIAM conference, Dutch architect Aldo van Eyck produced the “<em>Otterlo Circles</em>”, a collage of photographs, drawings, and texts which synthesised his view on the production of architecture. In the collage, two circles represent the relationship between architectural and social values. On the left, a circle labelled <em>par nous</em> (“by us”) contained a photograph of the Temple of Athens Nike on the Acropolis, a drawing of a <em>Contra-construction</em> by Theo van Doesburg, and a photograph of Aoulef, a town in the Sahara. This circle represented how architecture should, in the perspective of Aldo van Eyck, absorb the values of classical, modernist and vernacular architecture. In the second circle, named <em>pour nous</em>, (“for us”) he showed “a Sardic statuette of a sitting woman with child, an Etruscan statuette of a standing man and, beneath these, a Cypriot burial gift, a round dish decorated with a small community of people, representing a harmonious society”. Through this collage, and the talks and texts which accompanied it, van Eyck implicitly suggested how the images he collected throughout his life could interact to produce a new discourse. Along the path which leads from his collection of images to the construction of his architectural imagination and the elaboration of a discourse around architecture, the images become agents capable of guiding the architect toward the construction of a new practice capable of harmoniously synthesising different traditions.</p> Mariabruna Fabrizi Copyright (c) 2019 Mariabruna Fabrizi 2020-02-20 2020-02-20 4 2 1 15 10.6092/issn.2531-9876/10527 Processi creativi del collage di Rossi: comporre e disporre https://pianob.unibo.it/article/view/10528 Nel panorama internazionale degli anni Sessanta e Settanta, tutta l’architettura di Aldo Rossi, costruita o progettata, si è imposta in forza della dimensione astratta ed enigmatica della sua rappresentazione. Dopo le prime sperimentazioni pittoriche condotte tra gli anni Quaranta e Cinquanta e la messa a punto di alcuni espedienti grafici all’inizio degli anni Sessanta, Rossi inventa un genere particolare di collage, che non si riduce a essere un semplice strumento tecnico per raffigurare edifici e progetti secondo una composizione di rappresentazioni in pianta, sezione, alzato, assonometria o per illustrarne dettagli e relazioni con paesaggi e città. Dotato di una forte aura artistica, capace di combinare immaginazione e realtà, e volto a porre interrogativi sull’idea stessa di architettura, il collage diventa per Rossi lo strumento privilegiato e dall'importante valenza teorica per sondare i significati più reconditi, e talvolta inattesi, della sua architettura e approfondire alcune delle riflessioni condotte nell’ambito di ricerche e progetti; sino ad offrire lo sfondo per l’invenzione nel 1969 di una nuova poetica, quella della “città analoga”. Il contributo indaga per la prima volta attraverso disegni, annotazioni e altri documenti d’archivio, le forme e i contenuti del collage di Rossi, la sua evoluzione e il suo ruolo nella fondazione della “città analoga”, arrivando a svelare, proprio attraverso quel particolare genere di rappresentazione, l’essenza stessa dell’architettura rossiana. Beatrice Lampariello Copyright (c) 2019 Beatrice Lampariello 2020-02-20 2020-02-20 4 2 16 38 10.6092/issn.2531-9876/10528 Collages, History or ready-mades On the politics of representation in the age of neoliberalism https://pianob.unibo.it/article/view/10529 <p class="Corpo">In the 2016 monographic number devoted by “El Croquis”<em> </em>to the work of Sergison Bates, Alejandro Zaera-Polo wrote an essay where he tried to systematise and explain contemporary trends by the means of a «global architecture political compass», in «an attempt to use a number of emergent practices as indexes of a new structuring of the field» (Zaera-Polo 2016, p. 255) and its forms of resistance to the implications of neoliberal political economy. In the Venn Diagram that illustrates the article, inspired by Charles Jencks infamous diagram in <em>Architecture 2000</em>, Zaera-Polo maps a series of practices (roughly) sharing the same generation. Among these stands the name of Brussels-based office<em> Baukunst, </em>which is listed<em> </em>amidst “revisionists”, “new historicists” and “constitutionalists”. Taking this scheme as a pretext to revisit <em>Baukunst</em>’s early collages (from within the office’s archive), this article aims not only to provide a larger intellectual frame to the office’s work, but mostly to consider its specificity as a counterpoint to some of its apparently closer peers in the international architectural scene. Departing from its M<em>iesian </em>roots, up to reading the works of Caruso St-John, Office KGDVS, DOGMA and Fala, this article ultimately intends to present an alternative and critical reading of Zaera-Polo’s compass.</p> Joao Pauperio Maria Rebelo Copyright (c) 2019 Joao Pauperio, Maria Rebelo 2020-02-20 2020-02-20 4 2 39 60 10.6092/issn.2531-9876/10529 Alcune indagini e riflessioni intorno a City of Composite Presence https://pianob.unibo.it/article/view/10600 <em>City of Composite Presence</em>, disegno enigmatico contenuto nelle pagine di <em>Collage City</em>, e <em>La città analoga</em>, tavola esposta alla <em>Biennale di Venezia</em> del 1976, sono icone di riferimento per la cultura architettonica della fine degli anni Settanta. Entrambe eseguite attraverso l'assemblaggio di frammenti cartacei e concepite per essere riprodotte serialmente, esprimono due disposizioni molto differenti verso l'architettura e il suo progetto. Partendo dalle due celebri composizioni, è possibile analizzare differenti attitudini nell'utilizzare la tecnica del <em>collage </em>come macchina retorica per l'affermazione e la trasmissione dell'idea di architettura. Da un lato, l'assemblaggio di frammenti sulla tavola è vero e proprio strumento della pratica del progetto in cui l'architetto, come un <em>bricoleur</em>, assembla con ironia la sua profezia di città; dall'altro, è espediente per descrivere attraverso analogie la forma urbana nella dimensione malinconica dei ricordi e delle atmosfere. Nelle sue differenti forme e declinazioni – tecnica sovversiva di accostamenti surreali, dispositivo fotografico affabulatorio, montaggio astratto di frammenti tipologici, archivio di affinità elettive –, il <em>collage </em>è riuscito ad assurgere a una dimensione narrativa autonoma che mai la tradizione figurativa del disegno di architettura aveva raggiunto. Così, più che una semplice tecnica di rappresentazione grafica, il <em>collage </em>è da considerare come un’attitudine poetica e intellettuale a guardare le cose del mondo, a tramutare le idee in forme tangibili, a misurare la dimensione dell'intorno e della memoria. Nicola Braghieri Copyright (c) 2019 Nicola Braghieri 2020-03-03 2020-03-03 4 2 61 87 10.6092/issn.2531-9876/10600 L’assemblaggio come testo figurativo per l’architettura. Un dialogo tra UFO e False Mirror Office https://pianob.unibo.it/article/view/10637 <p class="Corpo">Nel corso dell’ultimo decennio, la generazione degli architetti emergenti si è interrogata sulla questione della rappresentazione dell’architettura, contrapponendo al rendering<em> </em>fotorealistico un genere di figurazione basato sull’impiego di procedure compositive provenienti dalle arti figurative quali il collage, il montaggio e l’assemblaggio. Tra gli esponenti di questa generazione, False Mirror Office tenta di fare dell’assemblaggio un procedimento creativo per il progetto di architettura, dove ossessioni giovanili, citazioni dei maestri, retaggi della cultura popolare contemporanea e forme di invenzione collidono senza nascondersi. False Mirror Office guarda alla genealogia dell’assemblaggio in architettura attraverso la riscoperta di una delle sue declinazioni più compiute: gli esperimenti<em> </em>realizzati tra il 1968 e l’inizio degli anni Settanta dal gruppo di architetti fiorentini UFO, composto da Carlo Bachi, Lapo Binazzi, Patrizia Cammeo, Riccardo Foresi, e Vittorio Maschietto. Attraverso disegni, documenti d’archivio e interviste ad alcuni membri di UFO, False Mirror Office analizza gli assemblaggi<em> </em>di UFO, ne delinea le origini e ne ripercorre l’evoluzione, dalla serie <em>Urboeffimeri </em>all’allestimento per la discoteca<em> Bamba Issa</em>. La riscoperta degli assemblaggi<em> </em>di UFO vuole essere anche l’occasione per stabilire un dialogo con alcuni progetti di False Mirror Office, al fine di ribadire l’attualità dell’assemblaggio come procedimento creativo per l’architettura contemporanea.</p> False Mirror Office Copyright (c) 2019 False Mirror Office 2020-03-12 2020-03-12 4 2 88 118 10.6092/issn.2531-9876/10637 I primi collage digitali di OFFICE - Kersten Geers, David Van Severen: intenzioni narrative dei visionari eclettici del XXI secolo https://pianob.unibo.it/article/view/10638 Il collage non è più una semplice rappresentazione del progetto architettonico o un discorso per immagini destinato a rimanere confinato al formato dell'architettura ‘di carta’. Nell'era digitale, il collage è diventato uno strumento decisivo nel processo di progettazione. È grazie ai collage in Photoshop che le nuove generazioni di architetti, attive fin dai primi anni 2000, hanno iniziato a sfidare la loro disciplina e la sua storia, a riattivare percorsi interrotti e a introdurre frammenti di visioni retroattive nel progetto contemporaneo, evitando però la stilizzazione riemersa in epoca postmoderna. Attraverso il lavoro di Office e i suoi disegni inediti, il saggio si propone di ricostruire l'avvento del collage in Photoshop e della sua visione prospettica come criteri di progettazione nell'architettura di oggi. Roberto Gargiani Copyright (c) 2019 Roberto Gargiani 2020-03-12 2020-03-12 4 2 119 143 10.6092/issn.2531-9876/10638 Collage & Crime. Impressionnisme des réalités augmentées https://pianob.unibo.it/article/view/10854 <p class="Standard">Le développement qui suit est une vision subjective et non-continue, relative aux logiques de la représentation. Un corpus de textes courts s’attaque ici aux caractères de l’image homogène (ses modes de fabrique et ses influences sur les processus créatifs contemporains), où la notion de "collage" apparaît parfois comme une vague excuse, parfois comme le détonateur du discours. Quoi qu’il en soit, deux courageux persistent encore à étirer les horizons changeants, épais et critiques de cette figure perceptive, tiraillée par l’esthétisation du monde et la virtualisation de ses créations: l’artiste et l’architecte. En direction du regard ou à l’infini, ils sont les points de fuite (non-fuyants) des productions subversives confrontées dans cet essai, où les mécanismes biaisés de l’argumentaire masquent en réalité une réflexion ob-sessionnelle, à la fois conflictuelle et projectuelle, se débattant avec elle-même comme dans la tête d’un jeune diplômé en architecture.</p> Mickael Pelloquin Copyright (c) 2020 Mickael Pelloquin 2020-04-23 2020-04-23 4 2 144 170 10.6092/issn.2531-9876/10854 “Long ago, in a walled off land”: architettura tra concept e level design nei videogiochi FromSoftware https://pianob.unibo.it/article/view/11022 <p>Il contributo analizza la funzione ludica degli elementi architettonici in alcuni videogiochi della <em>software house</em> giapponese FromSoftware. L’obiettivo del saggio è quello di ricostruire le modalità con cui gli sviluppatori hanno progressivamente negoziato fra i vari elementi coinvolti nel processo creativo: le dichiarate ispirazioni da architetture reali (come il Duomo di Milano), la fase preparatoria del <em>concept art</em>, il taglio e il riuso dei contenuti semilavorati (che generano dei “collage” di mondi) e l’impiego concreto di quegli elementi all’interno del videogioco, in cui si unisce la loro funzione architettonica con quella ludica, rispondendo alle necessità del <em>level design</em>. Il processo qui riassunto è comune a molti videogiochi, ma le opere prodotte da FromSoftware – come <em>Dark Souls</em> (2011) e <em>Bloodborne </em>(2015)<em> </em>– sono frequentemente citate sia per la qualità del loro <em>level design,</em> sia per la fascinazione che hanno generato le loro ambientazioni. Questi videogiochi costituiscono pertanto un caso particolarmente significativo per la riflessione su un più ampio tema.</p> Francesco Toniolo Copyright (c) 2020 Francesco Toniolo 2020-05-21 2020-05-21 4 2 171 194 10.6092/issn.2531-9876/11022 Collage di carta, collage digitale: concetti di architettura a confronto https://pianob.unibo.it/article/view/11038 Anna Rosellini Copyright (c) 2020 Anna Rosellini 2020-05-24 2020-05-24 4 2 10.6092/issn.2531-9876/11038 Il collage come esaltazione del pensiero architettonico https://pianob.unibo.it/article/view/10855 <p>Il progetto di architettura ha avuto, da circa un secolo, diversi modi di rappresentarsi e, in continua evoluzione, segue i progressi della scienza e della tecnica che, con l’avvento, negli anni ’60, del digitale hanno sovvertito completamente il modo di presentazione di una idea progettuale. Ogni periodo storico, che non casualmente ha avuto un suo modo di rappresentare l’architettura, risponde in modo abbastanza preciso a quelle che si possono chiamare le mode influenti del tempo. Non è un caso che la bellezza dell’architettura corrisponda a dei modelli di vita e della società che non sono mai in antitesi. La ricerca architettonica ha sempre avuto nella storia, fino all’era moderna, un suo modo di rappresentarsi abbastanza univoco e raramente ha cercato di dialogare con le altre arti, anche nei momenti di maggiore reazione all’arte e all’architettura del tempo. La mia personale esperienza nell’uso del collage come strumento per la definizione del progetto di architettura si è rivolta principalmente nella ricerca di modelli di rappresentazione che supponessero l’uso del collage prima di carta poi fotografico, con le diverse possibilità di impressionarne la lastra e, più tardi, negli anni ‘80, con l’uso della fotocopia. L’avvento del digitale ha poi permesso di perfezionare questo meccanismo, anche se ne ha perso quasi totalmente la manualità nella composizione del disegno e ha privato l’autore della unicità dell’opera, permettendo il digitale la riproducibilità infinita dell’opera stessa. Queste diverse e complesse tecniche possono essere realizzate solo con la capacità manuale e intellettiva di chi è in grado di conoscerne i meccanismi che non sono puramente tecnici, ma che si ritrovano in un insieme compiuto che è il progetto di architettura leggibile nella sua essenza e materialità.</p> Gianni Braghieri Copyright (c) 2020 Gianni Braghieri 2020-04-23 2020-04-23 4 2 10.6092/issn.2531-9876/10855 Il montaggio come forma di progetto https://pianob.unibo.it/article/view/10856 <p class="Didefault">Tracciando una personale storia del collage, cerco di impostare una riflessione sulle possibilità dell’uso delle immagini manipolate per prefigurare un progetto. Le immagini manipolate mettono in relazione tempi e luoghi diversi e hanno la capacità di supportare la costruzione del progetto attraverso una selezione di frammenti che appartengono alla nostra memoria e che il collage ha la capacità di far dialogare tra loro. Il progetto di architettura prende così forma da una lenta stratificazione di frammenti; ogni immagine che lo rappresenta racconta la sua storia ed è un modello bidimensionale che aspira alla tridimensionalità della realtà. È importante usare la forma del montaggio come strumento di pensiero e non unicamente come linguaggio espressivo. L’immagine, attraverso il montaggio, si trasforma in qualcosa di nuovo: quando questa operazione funziona, riesce a creare uno straniamento verso ciò che è familiare; si tratta insieme di una trasformazione e di un’invenzione. Il collage è questa invenzione, in cui il pensiero nasce e si sviluppa attorno all’immagine: l’immagine, attraverso il collage, si trasforma, assume significati diversi e si struttura in infinite combinazioni; in questo suo divenire, la forma si modifica continuamente. Il montaggio è un principio capace di mettere in relazione ordini eterogenei di realtà, ossia un principio produttore di conoscenza, che può essere usato per mettere in relazione tra di loro una serie di frammenti che ci appartengono o che vengono estratti dalla realtà, per combinarli assieme e definire immagini da usare come modelli da interpretare.</p> Luca Galofaro Copyright (c) 2020 Luca Galofaro 2020-04-23 2020-04-23 4 2 10.6092/issn.2531-9876/10856 Paint a Vulgar Picture. On the Relationship Between Images and Projects in Our Work https://pianob.unibo.it/article/view/10857 <p class="CorpoA">The essay is a reflection on the production of images in the work of our practice, Dogma. Since the onset of our work, we were interested in architectural images as both explanations of architecture and real abstractions, and in developing a representation method that was consistent with the content of our design work. Critical of the realist character of the computer renderings and of its ideological underpinnings, we started producing our first digital collages in an analogical way for our first large-scale proposals of the early 2000s. In this work, avoiding the formal complexity of early digital architecture, we used images to abstract architecture, namely to reduce architecture to simple formal compositions of built masses. These early images avoided the typical effects of early computer renderings by using simple found textures or by imagining interventions as simple cut-outs of a given context picture. The technique of using found images and cutting out things in them led us to rediscover the pictorial dimension of images and to use paintings and art photography as source materials for our own representation work. In this period, we were particularly fascinated by the early work of Thomas Ruff and Andreas Gursky, and in that of painters such as David Hockney, Peter Doig and Henri Rousseau. Since 2010, following a series of housing competitions, we started to become interested in domestic space and its potential for transformation. This interest unfolded in a long research by design trajectory, in which we have tried to further develop our representation technique in line with our design agenda. The images produced for this set of projects are based on a few common characteristics, such as the deployment of the central perspective as a tool to de-individuate the subject of our architecture, the avoidance of any stylistic or linguistic concerns, the deployment of simple and non-descriptive furniture, hinting to the possible uses of domestic space without imposing predetermined functions. Our essay articulates and reflects on the relationship between our design ideas and representation and our understanding of drawing as the place of mental creation and material expression.</p> Pier Vittorio Aureli Martino Tattara Copyright (c) 2020 Pier Vittorio Aureli, Martino Tattara 2020-04-24 2020-04-24 4 2 10.6092/issn.2531-9876/10857 Collage Manifesto https://pianob.unibo.it/article/view/10858 <p class="CorpoA">Collage mentality pervades our work. We are interested in spaces of contradiction, unexpected associations and disruptions of meaning. We aim to transform reality with the minimum means. Collage use elements borrowed from reality, then employ them against it, aiming to attack everyday banalities, habits and formalities. These elements are brought together in a semiotic collision, undermining the role of consciousness, subjectivity and all questions of style. Architecture tries to remain archetypical, to not belong to any specific period or style.</p><p class="CorpoA">Collage as a technique facilitates the synthesis of oppositions in the built work; in essence, it originates from the power of the readymade. It aims at the uncanny connotations and subversive power that contradictory elements can create together. Influences like Warhol, Man Ray, <em>Cadavre Exquis</em>, Tarantino, Koolhaas's early works: simple, sharp and simultaneous. The first collages were urban proposals, as they seemed to be the only instruments sensitive and accurate enough to grasp the complexity of the city. Reality, collective memory and political ideas contained inside carefully staged images that encourage critical reflection in the viewer.</p><p class="CorpoA">Each project is a series of oppositional spaces existing in sequence, against or inside each other. The spaces are familiar but unexpected, just a step ahead of the usual. The only thing that matters is difference and complementarity. The relationships create a puzzle of history and tradition. We design the relationships, not the element.</p> Point Supreme Copyright (c) 2020 Point Supreme 2020-04-24 2020-04-24 4 2 10.6092/issn.2531-9876/10858 Incomplete Voyage or the Process of Reappropriation of the Fantastic https://pianob.unibo.it/article/view/10859 <p class="Corpo">Contemporary society leaves little space to dream and allows only for a reduced political engagement, with few shared beliefs. We criticise, but we do not act. We protest in mass, but we are individualistic. We advocate for freedom of thought, but we are prisoners of social media and their images: images, images, images popping out everywhere, overwhelming us, suffocating us.</p><p class="Corpo">However, representations since antiquity have always had an impact on society, as mirrors and amplifiers of the everyday. They were created to question, describe and re-imagine faiths and situations: wandering tools able to tell a common story, through individual ones. They were not “images for images”, but rather parts of a larger narration expressed through different rituals, inviting a connection with the <em>other</em>. The goal was to see reality with other eyes and to recognise the sur-meaning in it.</p><p class="Corpo">On the contrary, today we are faced by a different context: the fantastic - the imaginative, dreamy or creative potential of every object or being - is either rejected or fully embraced as a substitute of the surrounding reality. Therefore, the aim of this text is to investigate how to re-create a balanced connection between reality and the fantastic, architecture and ritual, representation and myth. If performance, seen as a key tool for the expression of collectivity, will be the linking thread of the discourse, montage, thanks to its relationship to time, will be the visual, acoustic and temporal vehicle, transporting us through this α-chronic incomplete voyage.</p> IV - Irini Peraki Natalie Donat-Cattin Copyright (c) 2020 IV - Irini Peraki, Natalie Donat-Cattin 2020-04-24 2020-04-24 4 2 10.6092/issn.2531-9876/10859 Epicentri concettuali del collage digitale a vocazione teorica https://pianob.unibo.it/article/view/11023 <p>L’applicazione di disegni sul supporto fotografico inizia a essere praticata dagli architetti sin dalla fine dell’Ottocento, per poi svilupparsi nel corso dei primi decenni del Novecento contaminandosi con il successo del collage artistico da cui nascono generi di raffigurazione e intenzioni culturali diversi. Le vedute ottenute attraverso il collage sfruttano il realismo della fotografia per dimostrare un futuro possibile, in modo che la visionarietà del pensiero appaia nelle vesti di un’opera esistente e che la rappresentazione dell’architettura sfugga alle convenzioni e si inoltri nei territori della narrazione. L’uso del collage per potenziare il valore teorico e narrativo del progetto viene sperimentato nel corso del XX secolo, per poi ritrovare una sostanza concreta nel XXI secolo, grazie al procedimento del collage digitale. La tecnica del collage dell’era digitale consente di concepire immagini dalle valenze narrative, capaci di definire visioni culturali dell’architettura. Il saggio analizza quelli che possono essere considerati gli epicentri concettuali del collage digitale a vocazione teorica.</p> Anna Rosellini Copyright (c) 2020 Anna Rosellini 2020-05-21 2020-05-21 4 2 10.6092/issn.2531-9876/11023