piano b. Arti e culture visive https://pianob.unibo.it/ <strong>piano b – ISSN 2531-9876</strong> è una rivista digitale peer reviewed, edita dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Nata dall’incontro di docenti di varie università italiane, intende dare maggiore visibilità alle riflessioni critiche sui linguaggi delle arti del presente, creando spazi di dialogo e di scrittura intorno ai temi più dibattuti a livello scientifico e accademico, con un respiro ampio e uno sguardo lontano. it-IT <div><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" rel="license"><img src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc-sa/3.0/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a></div><p>La rivista è rilasciata sotto una licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/" rel="license">Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported</a> (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/legalcode">licenza completa</a>). <br /> Vedere anche la nostra <a href="/about/editorialPolicies#openAccessPolicy">Open Access Policy</a>.</p> rivista.pianob@unibo.it (staff piano b) ojs@unibo.it (OJS Support) Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 OJS 3.2.1.1 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 Scritture di immagini. Arti verbovisuali, dal secondo Novecento a oggi | Linguaggio, processo, narrazione https://pianob.unibo.it/article/view/12707 Alessandra Acocella, Maria Elena Minuto, Giorgio Zanchetti Copyright (c) 2021 Alessandra Acocella, Maria Elena Minuto, Giorgio Zanchetti http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12707 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 Carl Andre: A Concrete Poet? https://pianob.unibo.it/article/view/12701 <p>The identity of the global concrete movement has depended on a set of explicit and implicit categories that enables critics, readers, and curators to differentiate what counts as concrete poetry from what does not. This paper takes as its starting point the classification of two very similar works of art, <em>One Hundred Sonnets</em> (1963) by the US American minimal artist Carl Andre and the series <em>M 40. Dattilogrammi</em> (1964/65) by Italian artist and poet Maurizio Nannucci. Both are works on paper; both are based on the multiple repetition of linguistic elements in the form of a square; and both were written with a typewriter. Despite these similarities, the two works have been treated completely differently: Andre’s work has been received as work of Minimal Art, and Nannucci’s as an example of concrete poetry. The attribution of these two phenomenologically and conceptually very similar works to two different art forms has important consequences from an art and literary historical point of view and for their position in the market as well. How can one make sense of the conviction that these two works are as different as oil and water? This paper aims to answer this question by describing how the context of presentation influences the way works are perceived, categorized, and enter the canon and the marketplace.</p> Andreas Hapkemeyer Copyright (c) 2021 Andreas Hapkemeyer http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12701 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 Arte Povera 1970: processi di scrittura visualizzati https://pianob.unibo.it/article/view/12702 <p>Tra il 1969 e il 1970 gli artisti italiani attivi in ambito poverista adottarono la pratica della scrittura in una serie di opere e progetti riferibili insieme all'ambito linguistico e a quello artistico (dichiarazioni di intenti, citazioni, annotazioni / disegni, sculture, performance). Tracciare il perimetro di queste opere permette di mettere a fuoco un momento di svolta nei percorsi individuali dei protagonisti dell'Arte povera, che attraverso questi atti di scrittura giunsero a definire possibilità e significati del loro agire, amplificando il legame dimenticato della parola e della scrittura con la dimensione corporea, confrontandosi con il tema dell'infinito, dando vita a esempi precoci di critica istituzionale. Il titolo del testo parafrasa quello scelto da Ammann per la mostra del 1970 dedicata alla «giovane avanguardia italiana» al Kunstmuseum di Lucerna, <em>Processi di pensiero visualizzati</em>. Il catalogo della mostra costituisce, insieme a quelli di altre esposizioni internazionali tenutesi tra Europa e Stati Uniti negli stessi mesi, una fonte privilegiata per questa analisi, che mette in questione il tema dell'indissolubilità del rapporto tra l'atto della scrittura (o per meglio dire di quella pratica che Barthes definiva non come «<em>écriture</em>» ma come «<em>scription</em>») e il suo supporto materiale e dà forza alla proposta teorica antiplatonica di Derrida, maturata in quegli stessi anni, che identificava nella scrittura la condizione necessaria per il manifestarsi del pensiero.</p> Maria Teresa Roberto Copyright (c) 2021 Maria Teresa Roberto http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12702 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 Un’euforia costante: gli artist-run spaces di Ugo Carrega attraverso le fonti d’archivio https://pianob.unibo.it/article/view/12703 <p>Nel ristretto panorama degli artist-run spaces attivi in Italia negli anni Settanta del Novecento, di particolare rilevanza risultano in ambito verbovisuale quelli promossi tra il 1969 e il 1996 a Milano da Ugo Carrega: il Centro Suolo (1969-1970), il Centro Tool (1971-1973), il Mercato del Sale (1974-1991) e l’Euforia costante (1993-1996). Gallerie che al contempo fungono anche da luoghi d’aggregazione culturale, network alternativi, palestre della sperimentazione e laboratori dell’esoeditoria, caratterizzati da una vivacità creativa che fa da contrappeso ai limiti imposti da risorse economiche spesso inesistenti. Il contributo ripercorre le vicende di tali spazi attraverso diversi frammenti dell’archivio di Ugo Carrega (1935-2014), ora in gran parte riuniti al Mart di Rovereto, sebbene suddivisi in quattro nuclei distinti: il Fondo Fraccaro-Carrega, il Fondo Archivio di Nuova Scrittura, le Carte Ugo Carrega e le Carte Dario Viva. Pur con la frammentarietà che caratterizza gli archivi di persona, e di tale parcellizzazione l’archivio Carrega è un caso esemplare, la documentazione conservata risulta particolarmente efficace nel narrare la creatività di questi vivaci centri legati alla verbovisualità attraverso una pluralità di fonti documentarie, come fotografie, carteggi, scritti, materiale a stampa e documenti contabili, ma anche opere d’arte e in qualche caso intere (quanto effimere) mostre, anch’esse conservate tra le carte dell’artista.</p> Duccio Dogheria Copyright (c) 2021 Duccio Dogheria http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12703 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 Armando Marrocco. La scrittura come processo e ricerca antropologica https://pianob.unibo.it/article/view/12704 <p>Nel suo lungo percorso creativo Armando Marrocco (Galatina, Lecce 1939) ha indagato con singolare metodicità anche l’ambito verbovisuale, declinandolo in termini prevalentemente processuali e relazionali e riconducendolo a una prospettiva antropologica a lui congeniale, sia nella pratica performativa sia nella dimensione pittorica e installativa. Il contributo si concentra su questo aspetto finora trascurato della sua attività, analizzando in particolare quelle azioni degli anni Settanta in cui Marrocco mette in scena la scrittura come riattivazione di un processo rituale primordiale, intriso di memorie e di poesia (le due serie <em>Paleo-grafia </em>e <em>Rivelazione</em>) oppure scaturito dal coinvolgimento diretto del proprio corpo (la sequenza <em>stampa bocca</em> o <em>scrittura bocca</em>). Azioni che tra l’altro giustificano la partecipazione dell’artista per circa un decennio, a partire dal 1976, alle attività promosse dal Mercato del Sale di Ugo Carrega. Si vedrà inoltre come queste ricerche affondino le radici nella sperimentazione intrapresa da Marrocco negli anni Sessanta, quando, anche con il supporto della Galleria Apollinaire di Milano, la riflessione su tematiche identitarie, ecologiche e sociali spesso si traduce nell’espressione verbovisuale. La presenza della parola diverrà infine una costante nelle installazioni <em>site specific</em> degli anni Ottanta, accompagnate da testi a parete trascritti personalmente dall’artista.</p> Sara Fontana Copyright (c) 2021 Sara Fontana http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12704 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 Vincenzo Ferrari, anni Settanta. L’enigma della scrittura https://pianob.unibo.it/article/view/12705 <p>“Non mi interessa la soluzione, ma l’enigma. Le scritte rendono evidente la complessità dell’opera: (…) se uno cerca una risposta definitiva, nel mondo dell’arte non la troverà mai”: per Vincenzo Ferrari (1941-2012) il superamento dell’univocità di significante e significato è possibile attraverso l’incontro del segno verbale con quello pittorico, convinzione che lo porta a mettere la sperimentazione verbo-visuale al centro della sua produzione per tutti gli anni Settanta. Dopo una prima esperienza puramente pittorica, alla fine degli anni Sessanta si consolida nelle sue opere l’uso del linguaggio grazie ad alfabeti apparentemente privi di senso compiuto, tracciati a mano e poi con caratteri tipografici. L’idea è veicolata da “un’interpretazione pittorica della scrittura” (Elena Pontiggia), indagata nelle sue <em>Scale cromatiche</em>, ma anche per via della ripetizione dello stesso concetto, come nella serie delle <em>Banalità</em>, ormai luoghi di sola parola. Nel 1972 partecipa alla Biennale di Venezia con i suoi libri d’artista, mentre nel 1975 è tra i firmatari del <em>Manifesto della Nuova Scrittura</em>, dove spiega che “La Nuova Scrittura è un ‘processo creativo’ nel quale le possibilità finite vanno verso le loro infinite possibilità di realizzazione”. Il reale è così trasformato in un’entità caleidoscopica, ammettendo in sé possibilità altrimenti inaudite: il risultato è un ampliamento dell’immaginario che significa, soprattutto, totale libertà di pensiero.</p> <p>&nbsp;</p> Bianca Trevisan Copyright (c) 2021 Bianca Trevisan http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12705 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200 Immagine/parola. La contaminazione tra linguaggi nell’arte italiana degli anni Novanta https://pianob.unibo.it/article/view/12706 <p>Lo scopo di questa proposta è esplorare la diffusione dei fenomeni di convergenza tra pratica artistica e verbale nel lavoro degli artisti italiani degli anni Novanta del Novecento, esaminando i loro caratteri di originalità rispetto alla produzione precedente e l’influsso sulle dinamiche del presente. Attraverso l’utilizzo di video, installazioni e performance, Liliana Moro, Maurizio Cattelan, Eva Marisaldi, Cesare Viel, Bernhard Rüdiger e altri ancora, dialogano con opere letterarie o tracciano parole nello spazio espositivo, racchiudendo il messaggio dei lavori nel punto di intersezione tra scrittura e immagine. Affidandosi ai nuovi <em>media</em> e alle loro proprietà transmediali, gli artisti mettono a punto opere da leggere, come i racconti sui muri della metropolitana di Viel (<em>Passaggi qui dal sottoterra</em>, 1998) o citano frammenti, traggono ispirazione e rielaborano testi letterari già esistenti, come l’installazione <em>La Casa</em> (1993) di Moro e Rüdiger che riprende brani<em>&nbsp;</em>di Pier Paolo Pasolini e Peter Handke. Adottando una prospettiva interdisciplinare che unisce Storia dell’arte e <em>Visual Narrative Studies</em>, si intende dunque analizzare il carattere specifico di commistione tra parola e immagine nella produzione artistica degli anni Novanta, mettendo al centro i processi di citazione, rielaborazione, frammentazione e rilettura impiegati dagli artisti, alla luce delle possibilità di contaminazione tra generi offerte dall’utilizzo dei nuovi <em>media</em>.</p> Arianna Fantuzzi Copyright (c) 2021 Arianna Fantuzzi http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0 https://pianob.unibo.it/article/view/12706 Mon, 12 Apr 2021 00:00:00 +0200