Tania Mouraud. Ear Rooms

Daniele Balit

Abstract


Tra le prime a introdurre in Europa, all’alba degli anni 1970, una ricerca spaziale incentrata su environment e dimensione sonora, la figura di Tania Mouraud si colloca, per la portata delle sue ricerche, in un contesto più ampio di quello francese. Se le collaborazioni con Eliane Radigue, La Monte Young o Jon Gibson denotano uno spirito d’ibridazione in comune con le neo-avanguardie americane, con artisti come Vito Acconci, Robert Morris, o Bruce Nauman, Mouraud condivide soprattutto l’aspirazione a una continua ridefinizione dei limiti tra mente e corpo, tra interno ed esterno, tra soggetto e oggetto – una ricerca in cui il corpo diventa il territorio privilegiato di una riscrittura dei rapporti con il reale. Quest’articolo si propone di ritracciare alcune delle tappe di un percorso nato dalle ceneri di un autodafé, e che celebra il rituale della liberazione dai dualismi legati alla rappresentazione e alle forme di conoscenza istituzionali, e che colloca l’individuo in un più ampio tessuto di relazioni – quell’“ecologia del sensibile” incentrata, secondo l’antropologo Tim Ingold, su una diversa capacità di sentire e di relazionarsi al mondo. Le esperienze “psico-sensoriali” di Mouraud fanno ricorso a poetiche primordiali dello spazio (Bachelard), in cui lo spazio ritrova una dimensione abitativa di “camera” (room), più adatta ad essere occupata dall’orecchio che governata dall’occhio. Nelle “camere d’iniziazione” di Mouraud vengono a cadere le distinzioni tra figura e sfondo, come pure gli intervalli necessari all’occhio per appropriarsi dei suoi oggetti.

Parole chiave


Tania Mouraud; environment; spazio sonoro; Eliane Radigue; La Monte Young

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DOI: 10.6092/issn.2531-9876/7841

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