Call for Papers: Ecologie della fotografia: prospettive più che umane 

2026-10-13

A cura di Cristina Baldacci e Noemi Quagliati

 

Questo numero intende indagare in quali termini si possa parlare di “ecologia” della fotografia.  

Susan Sontag precorse i tempi, quando, alla fine degli anni Settanta, accentuando la realtà materiale dell’immagine fotografica, la definì come risorsa informativa infinita da preservare dall’abuso consumistico e pertanto ripensare in direzione ecologica. 

Studi e pratiche più recenti, che stanno ridefinendo la storia della fotografia, hanno accolto e ulteriormente sviluppato l’intuizione di Sontag, spostando l’attenzione da una narrazione lineare degli stili, delle tecniche e delle funzioni documentarie a una trattazione materiale plurima, che esamina i legami del mezzo con le risorse del sottosuolo, i derivati animali e vegetali, gli inquinanti chimici. Si tratta di elementi situati all’interno di sistemi di sviluppo capitalistico più ampi, che rivelano la stretta relazione della fotografia con l’Antropocene (o, più precisamente, il Capitalocene), ovvero con le politiche coloniali ed estrattive e con il degrado ecologico causato dall’essere umano.

Partendo da questi presupposti, il numero vuole approfondire le diverse “ecologie” della fotografia (analogica e digitale), mostrando come le questioni ambientali stiano ridefinendo la storia, la teoria e la pratica del mezzo, soprattutto da una prospettiva “più che umana”, evidenziando la profonda correlazione con i processi ecologici, biologici e geologici. 

Le fotocamere, così come i materiali e le infrastrutture di produzione delle immagini, si basano infatti sull’estrazione di minerali, sull’uso di sostanze chimiche tossiche e su un alto consumo di energia. La fotografia si inserisce così nel circuito globale di sfruttamento e scarto delle risorse, tanto più dopo la sua svolta digitale. La produzione e l’archiviazione di massa delle immagini sollevano questioni urgenti sulla sostenibilità delle nuove tecnologie, sulla loro fragilità e rapida obsolescenza, sul costo ambientale della cultura visuale contemporanea. Allo stesso tempo, la fotografia rimane uno strumento potente per rendere visibile l’invisibile: dalla documentazione delle ingiustizie ambientali al monitoraggio dei cambiamenti climatici. Svolge pertanto un ruolo ambivalente: da un lato, svela la crisi ecologica, dall’altro, contribuisce ad accrescerla. 

Una prospettiva complementare, da tenere in considerazione studiando l’ecologia della fotografia in un’epoca di iperproduzione e iperdiffusione delle immagini, è la coevoluzione tra esseri umani e macchine, che apre a una nuova temporalità o eterocronia visuale (Peter Szendy, in questo senso, ha di recente coniato il neologismo “iconomia”). I sistemi automatizzati, le tecnologie di produzione delle immagini senza operatore e gli algoritmi generativi (dai droni di sorveglianza alle fotografie create dall’intelligenza artificiale) sfidano le tradizionali nozioni di autorialità artistica e di intenzionalità visiva, intensificando il dibattito sulla visione artificiale e sulla fotografia come tecnologia informatica, e il ruolo rappresentativo della fotografia a favore di quello funzionale o “operativo”. L’eccessiva produzione e proliferazione di questo tipo di immagini accresce il dibattito sull’effettiva sostenibilità della fotografia e incentiva pratiche di appropriazione e riuso di immagini già esistenti, indirizzando gli studi sui modi con cui le immagini vengono prodotte, diffuse e recepite.

Questo numero accoglie contributi di studiose/studiosi e di artiste-teoriche/artisti-teorici che prendano in esame – da una prospettiva non antropocentrica – non solo il modo in cui la fotografia ha osservato, rappresentato e inquinato il mondo, ma anche come le condizioni ecologiche, i vincoli materiali e le agentività più che umane abbiano influenzato le pratiche, l’estetica e i discorsi fotografici. L’obiettivo è approfondire la fotografia come luogo in cui si intrecciano differenti storie ambientali, sociali, tecnologiche e artistico-visuali, in grado di generare nuove prospettive e sguardi critici per la comprensione del mezzo e dei suoi derivati (film/immagini in movimento, realtà virtuale e/o aumentata).

Tra i possibili ambiti di indagine:

  • La fotografia post-antropocentrica: diverse prospettive più che umane;
  • La materialità della fotografia in relazione alle risorse del sottosuolo e ai derivati animali e vegetali;
  • Le implicazioni ambientali e sociali dell’industria fotografica nel contesto del capitalismo estrattivo globale;
  • Gli ambienti/environments della fotografia (per esempio: siti di produzione, camere oscure e software di fotoritocco);
  • La fotografia oltre il concetto di autorialità: pratiche collaborative tra umano e più che umano/non umano (per esempio: pratiche fotografiche con e senza macchina fotografica);
  •  La fotografia come correlazione tra differenti organismi, ambienti e tecnologie;
  • Tecniche fotografiche sperimentali e inclusività di genere, lavoro femminile nell’industria fotografica;
  •  Sistemi di produzione delle immagini senza operatore e processi fotografici generativi;
  • La fragilità delle immagini fotografiche: sfide di conservazione, archiviazione e digitalizzazione;
  • Obsolescenza tecnica e ciclo di vita dei supporti fotografici;
  • Fotografia ed estinzione;
  • Fotografia, scienze umane ambientali e attivismo.

 

Come sottoporre un contributo

La rivista accetta solo contributi completi (30.000/40.000 battute, note e spazi inclusi) inviati secondo le modalità sottoindicate. Le curatrici e/o i curatori di ogni numero valutano i contributi e selezionano quelli che andranno alla fase di referaggio doppio cieco. La redazione avviserà le autrici e gli autori dell’esito della valutazione.

Le autrici e gli autori devono presentare gli articoli tramite la piattaforma della rivista, usando il processo di invio di una proposta in 5 passaggi.

Il file dovrà contenere il testo della proposta senza che il nome dell’autrice o dell’autore appaia sotto al titolo, nelle note o nei riferimenti bibliografici (dove andrà sostituito con ***). Il file dovrà essere obbligatoriamente reso anonimo. Il nome dell'autrice o dell'autore non dovrà essere esplicitato in alcun modo. Andranno inoltre esclusi riferimenti che permettano di risalire all'autore stesso, altrimenti la proposta non sarà presa in considerazione. Inoltre le proprietà del file dovranno essere prive di nomi o altri dettagli personali, mediante le funzioni di anonimizzazione fornite dai vari programmi di scrittura (vedere in merito le istruzioni su come Assicurare una revisione a doppio cieco).

Il file anonimo del contributo dovrà essere caricato allo step 2 del processo. Il testo dovrà aderire alle linee guida indicate per la formattazione.

I metadati della proposta saranno inseriti allo step 3 del processo e dovranno includere le seguenti informazioni:

1.  Per ciascuna autrice e ciascun autore: nome e cognome, e-mail, identificativo ORCiD (se disponibile), affiliazione istituzionale, paese, e una biografia sintetica (massimo 1000 battute, spazi inclusi);

2.      Titolo;

3.      Abstract (massimo 1500 battute, spazi inclusi);

4.      Cinque parole chiave separate da punto e virgola;

I contributi potranno essere scritti in lingua italiana, inglese e francese. Proponendo un contributo in lingua italiana o francese, titolo e abstract dovranno essere forniti anche in inglese, tramite la funzione “Lingua dei moduli” presente sulla piattaforma.

Non saranno prese in considerazione proposte inviate secondo altre modalità.

 

Tempistiche

Le proposte dovranno pervenire entro il 12 febbraio 2027. Ogni contributo sarà sottoposto a procedura di double-blind peer review. Se i giudizi delle/dei due referee saranno in contrasto, i direttori decideranno (in dialogo con le curatrici e i curatori) se assumere la decisione di pubblicazione o di invio a una/un terza/o referee. La redazione contatterà le autrici e gli autori per comunicare l’esito della valutazione.

L’uscita del vol. 14 n. 1 è prevista nei mesi di giugno/luglio 2027.