Arte debole / Pensiero debole
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.2531-9876/23842Parole chiave:
Arte debole, Gian Carlo Pagliasso, Il pensiero debole, Gianni Vattimo, Martin Heidegger, Ernst BlochAbstract
L’articolo analizza la genesi e lo sviluppo dell’Arte debole, nata a Torino nel 1986 sulla scorta de Il pensiero debole, la raccolta di scritti curata tre anni prima da Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti.
Dalla prima mostra allo scioglimento del gruppo dieci anni più tardi, l'articolo scandaglia i codici operativi e i presupposti teorici dell'Arte debole, soffermandosi sull’uso programmaticamente inautentico dei materiali e sulla centralità dei concetti di ornamento, monumento e superficie.
Gian Carlo Pagliasso, punto di riferimento teorico all’interno del gruppo dell’Arte debole, è stato allievo di Vattimo all’Università di Torino, e con lui si è laureato: la parte centrale dell’articolo è dedicata al rapporto tra l’Arte debole e il pensiero di Vattimo, con particolare attenzione a Il pensiero debole e a La fine della modernità, ma risalendo anche alle dispense del corso di Estetica che Vattimo aveva dedicato ad Arte e utopia, e che Pagliasso ha sempre conservato. Già lì, ancor prima dell’elaborazione del Pensiero debole, si possono rintracciare retrospettivamente alcune delle coordinate che Pagliasso e il suo gruppo avrebbero utilizzato anni più tardi, declinandole in senso operativo. Vattimo, che pure conosceva l’Arte debole, non ha però mai inteso esserne il maestro: il rapporto maestro-allievo intercorso tra i due è stato contemporaneamente diretto e indiretto.
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